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Forte Rosso Delhi

Jaipur.

La capitale del Rajasthan, è chiamata "la città rosa" per il colore delle sue costruzioni ma si deve anche dire che è la città dai mille colori. Sari e veli multicolori che si incrociano lungo le strade, uomini dal fiero aspetto con il turbante, mercatini di fiori che riflettono la luce del sole, i bazaar che esibiscono di tutto, strade e piazze brulicanti di gente vivace e immobile, tutto contribuisce perché in questa città dai mille colori si abbia l'impressione di vivere in un mondo diverso. La città fu costruita con perfetto ordine geometrico nel 1728 dal Maharaja Jai Singh, uomo di grande talento e brillante astrologo. All'interno delle fortificazioni, nel centro della città si trova la residenza reale. La città vecchia è circondata da mura di tre metri di spessore, alte sei metri, con sette porte di accesso. All'interno delle fortificazioni, nel centro della città, si trova la residenza reale. Hava Mahal (palazzo dei venti) è soltanto una facciata senza profondità che serviva alle donne dell'harem per guardare sulla strada principale attraverso le finestre grigliate senza essere viste ed osservare il mondo proibito, le processioni, i festivals e le parate dei guerrieri Rajput che andavano alla guerra.
Taj Mahal

Agra.

Antichissime sono le origini di questa città che troviamo citata nel Mahabharat con il nome di Agraban. Riemerge nel XIII secolo come centro commerciale spesso saccheggiata dai Sultani delle dinastie di Delhi, l'ultimo dei quali, Sikandar Lodi, la eresse a capitale nel 1501. Agra fu conquistata nel 1526 da Babur, capostipite della dinastia Moghul in India. Nel 1565, l'imperatore Akbar costruì l'attuale città, con il forte ed i suoi palazzi. Nel 1570 trasferì la capitale a Fatehpur Sikri, ma dopo 15 anni ritornò ad Agra dove morì nel 1605. Ad Akbar successi il figlio Shahangir che nel 1618 si trasferì nel Kashmir per non ritornarvi più; ma Agra raggiunse l'immortalità conl'imperatore Shahjahan che qui vi eresse il Taj Mahal. Non esiste monumento al mondo che con la sua struttura architettonica emani una atmosfera di piacere e di gioia tale da simbolizzare l'amore dell'uomo per la donna. Questa imponente costruzione dalle linee aggraziate, squisita e superba, emerge come un sogno al di là della realtà, una soave poesia scolpita sulla pietra ad eternare per l'umanità il sentimento più bello: l'amore.
Deserto di Jaisalmer

Khajuraho.

In questi luoghi mille anni fa i valorosi Chandella, appartenenti al clan dei guerrieri Rajput, vissero, amarono, combatterono, trionfarono ed all'apogeo edificarono templi ai loro dei, esprimendo tutto il fervore religioso della loro stirpe virile. Degli 85 templi di un tempo, ne rimangono ora 22 a suggellare le aspirazioni celesti e terrene dei Chandella. Dove un tempo scorrazzavano carri forieri di guerra, dove uomini erano dediti al commercio e donne bellissime si adornavano, ora ci sono colline deserte e specchi d'acqua silenziosi. Molti sono ancora gli enigmi ai quali forse non si potrà mai dare risposta: perché costruirono questi templi e perché così tanti? Quale fu la molla che costrinse grandi guerrieri ad edificare questa magnificenza in onore dei propri dei? Molte teorie si contrappongono, ma ciò che rimane sono i templi; null'altro parla in modo più eloquente. Le sculture ritraggono grifoni, ninfe, bestie, demoni in rivolta, divinità nell'evoluzione cosmica, mortali colti nei vari momenti dell'essere: paura, dubbio, gelosia, amore ardente e passione accecante. L'insieme è la più felice espressione dell'arte medioevale indiana.
 

Varanasi (Benares).

Ogni indù cerca disperatamente di andarvi a morire, ogni europeo tenta di visitarla almeno una volta nella vita. Stella polare nella geografia dell'anima indiana e punto fisso della curiosità occidentale per l'Oriente, Varanasi è oggi anche un importante centro industriale e commerciale, dove ogni giorno va in scena, con immutato fervore, lo spettacolo della fede e della religione. Sulla riva sinistra del Gange, che attraversa la città, la gente dell'India si accalca in attesa del bagno purificatore nella speranza di affidare un giorno le proprie ceneri alle acque sacre anche se inquinate del fiume.
Jaipur è la capitale del Rajasthan e fu fondata tre secoli orsono. Pur essendo la città più vicina a Delhi e perciò più influenzata dal progresso, conserva tutto il suo fascino orientale che rivive con gran suggestione nei bellissimi palazzi, nelle dimore dei maharajah, nei templi, nei giardini, nelle fortezze e nei bazar.
Bikaner,
la "cittadella rosa" per il caratteristico colore dell'arenaria che come un paziente disegna naïf modella le mura fortificate, i sontuosi palazzi e le geometriche costruzioni popolari. Da sempre un'importante tappa per le carovane che attraversano il gran deserto del Thar.
Jaisalmer, la città fortezza non lontano dal confine con il Pakistan, lungo la via carovaniera che univa l'Arabia alla Mongolia. Le sue mura, rocce scolpite nel deserto, custodiscono il segreto di un passato in cui il commercio fiorente aveva arricchito molti dei suoi signori e lo spirito guerriero, da secoli sono vigile sentinella e monito per gli eserciti stranieri. Oggi quest'avamposto roccioso nel deserto, conserve nei suoi bellissimi templi e palazzi addormentati la magica atmosfera del luogo fuori del tempo, ove la vita si consuma con cadenze sonnacchiose e contemplative.
Jodhpur, anche qui un'enorme fortezza domina e veglia dalla collina la città che sorge sul suo fianco cinta da mura fortificate. I cannoni ancora puntati sui bastioni verso il cielo azzurro sembrano attendere da un momento all'altro l'arrivo dell'orda conquistatrice.
Udaipur, città principale del Mewar, sorge nella zona fertile del Rajasthan attorno a tre laghi. E' un paesaggio dolce e romantico, ove questa città giardino sembra evocare le nostalgie del suo passato.